CHI REGALA UN SORRISO AD UN BAMBINO VEDE IL SOLE STRACCIARE LE NUVOLE

Sterziamo col fuoco

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La rimbalzante controriforma della valutazione ha messo in gravi difficoltà i docenti della scuola primaria che avevano cominciato a beneficiare di una valutazione che apre ad una didattica efficace e propositiva.

E’ tempo di vacanza e i più fortunati si possono godere le nostre meravigliose montagne, il rischio di perdersi mentre valutiamo è per me altissimo, peggiore di quando ci addentriamo nel sentieri delle dolomiti senza avere GPS o cartine adeguate (e proprio di adeguatezza si dovrebbe fregiare un ministero che si denomina del merito).

Quindi, ritornando a noi, spesso rischiamo di essere in balia di sistemi non affidabili e fallaci come quello ordito dall’ultima ordinanza sulla valutazione che in itinere mantiene le necessarie caratteristiche formative amputandone però la valenza, come se un contadino tagliasse i rami della pianta sperando che i frutti possano nascere nel tronco per raccoglierli senza difficoltà!

Per essere chiari, nella nuova ordinanza si sottolinea che in itinere ogni docente può utilizzare gli strumenti che ritiene opportuni, questo ne derubrica nei fatti l’importanza e la funzione (marginalizzando peraltro progettazione ed osservazione), una “tana libera tutti” che nei fatti lascia morire gli sforzi fatti dai docenti per affrontare la complessità di un feedback articolato e puntuale.

Più che un ritorno al passato direi una resa.

Perché “non si è del mestiere” come direbbe Zalone, ovverossia non si avevano a disposizione le professionalità adeguate? Perché si vuole una scuola diversa (unicamente destinata al lavoro)?

Non ne so dare la risposta ma poco importa, forse.

Quello che venuto meno questo anno è stato la tridimensionalità che l’ordinanza precedente ci forniva, lo sguardo nella profondità di dinamiche complesse e strutturate: le verifiche, le prove oggettive sono come il fumo che esce dal cratere di un vulcano, ci danno delle informazioni parziali e se volete secondarie: non riusciamo a capire cosa accade nel camino.

La prestazione in se ci rimanda a delle informazioni di primo livello, sugli errori commessi piuttosto che sulle strategie (quando ci dice bene), se vogliamo lavorare con tutti i crismi questo non può bastare.

C’è un vulcano ancora da esplorare.

Non bastano quattro scarabocchi se vogliamo intuire attitudini (pensieri, sensazioni, sentimenti ed intuizioni) e stili di apprendimento.

Non sono sufficienti se vogliamo lavorare con la personalità dei nostri ragazzi (intesa come temperamento, disposizione e carattere).

Non ci aiutano se cerchiamo le inferenze dei fattori determinanti (sensibilità, energia, adattabilità, fiducia (accerchiamento), persistenza (dedizione), regolarità, concentrazione, stato d’animo…

Se li vogliamo fare crescere, non possiamo tagliarne i rami, se vogliamo farli volare non possiamo spezzare le loro ali.

Il tentativo del Ministro Valditara di semplificare la complessità dell’impianto valutativo imperniato sulle competenze è stato per ora un fallimento e ha aggravato il lavoro degli insegnanti peggiorandolo, spingendo i docenti a risolvere da soli la questione spesso attraverso una compulsiva valutazione sommativa.

Abbiamo buttato a mare il bambino con l’acqua sporca!

Aggiungo una nota che approfondirò in un prossimo articolo, il campo degli apprendimenti non si può circoscrivere al panorama italico, è inutile vantare presunte superiorità e limitare l’accesso ai contenuti dell’apprendimento (vedi IN 2025), il mondo non torna indietro.

Perché si vuole costringere la scuola italiana a farlo?

Il passo indietro conviene farlo rientrando a “più miti consigli” prima di innescare meccanismi inadeguati, superati e anacronistici che produrranno danni.

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