CHI REGALA UN SORRISO AD UN BAMBINO VEDE IL SOLE STRACCIARE LE NUVOLE

AVANTI POPOLO

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Come può un Paese rassegnarsi al declino, all’oblio senza avere un minimo di sussulto, un po’ di amor proprio?

Quello che sta vivendo il nostro Paese non è un declino ma una caduta libera, un precipitare vincolato da paure che attanagliano e rendono sterili le matrici “geneticamente” creative del nostro popolo.

La nostra storia è caratterizzata da una frastagliata eccellenza in tutti i campi, fioritura di creazioni ed interpretazioni uniche. Non stiamo qui ad elencarle ma basta un pensiero fugace a design, motori, arte, musica, letteratura, cinema… che… ci siamo capiti (nella scuola di eccellenza del nostro passato troviamo maestri che hanno insegnato al mondo intero: Montessori, Lodi, Rodari, Tamagnini, Emma Castelnuovo, Andrea Canevaro…)

Nel panorama mondiale il nostro Paese era un’avanguardia, ora siamo fermi e statici, impauriti, impoveriti, immalinconiti, imprigionati dall’incompetenza in cui siamo sprofondati: una palude pavida in cui non si ha coraggio di osare principalmente perché non si hanno le competenze per affrontare le sfide del tempo moderno.

Ai miei bambini dico che bisogna osare per crescere: bisogna avere il coraggio di affrontare le proprie paure facendosi supportare da tanto studio e lavoro, un lavoro con la testa e con le mani, non solo esecutivo: la riflessione è l’anelito che sostiene il piacere di imparare!

Ai miei cari colleghi dico che bisogna anche trovare il tempo per studiare e riflettere senza essere piegati dalle incombenze superflue (so che mi capiranno!), “se vogliamo che i nostri ragazzi studino, dobbiamo farlo noi per primi” (il grande maestro Donato Romito), se vogliamo tenere il passo dobbiamo sperimentare, non possiamo solamente eseguire (ne parlo in Sguardi).

Mi guardo attorno ma questo coraggio non lo vedo più, non vedo la spinta ad affrontare le sfide di un mondo globalizzato, siamo piuttosto impegnati a sbarcare il lunario vivendo di espedienti senza una visione prospettica e politiche di lungo corso.

Nella scuola questo trasforma di docenti in… saltimbanco costretti a pericolosi equilibrismi a discapito della qualità della formazione: togli il voto, metti il giudizio, educa e forma, costringi e punisci, includi, marginalizza…

E’ da tempo che contesto l’esasperato controllo dell’amministrazione (politica) che ci vuole impiegati dell’addestramento piuttosto che educatori di libero pensiero, nel tempo i vincoli sono aumentati e le libertà soffocate da direttive spesso in contraddizione e quasi sempre non pertinenti.

Ai colleghi chiedo coraggio.

Quello che serve per approfondire e studiare le questioni, per non mettersi in disparte a capo chino, per non lasciare indietro nessuno.

Abbiamo una responsabilità nei confronti dei nostri ragazzi, in fondo per loro siamo un esempio.

No?

Il prossimo articolo parlerà delle problematiche della valutazione in questo secondo quadrimestre.

Stay tuned!

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