Brano estrapolato da “Sguardi oltre le solite prospettive” di prossima uscita
Possiamo avvalerci finalmente dell’Ordinanza che segue la legge 1° ottobre 2024, n. 150 “Revisione della disciplina in materia di valutazione delle studentesse e degli studenti, di tutela dell’autorevolezza del personale scolastico nonché di indirizzi scolastici differenziati” del Ministro Giuseppe Valditara, in questi documenti si evince chiaramente che la valutazione è formativa, questo a testimonianza del lavoro svolto dai docenti in questa ottica negli ultimi anni.
Nel nuovo approccio appare chiara la distinzione tra il processo formativo (in itinere) e i risultati di apprendimento (finale) che rispecchia il quadro teorico-normativo ipotizzato:
1. VALUTAZIONE FORMATIVA IN ITINERE con i momenti di progettazione[1], osservazione descrittiva (che non può essere declinata con giudizi sintetici), calibrazione;
2. VALUTAZIONE FINALE (CERTIFICATIVA) che non fa media tra le descrizioni legate agli obiettivi ma si riferisce genericamente alla disciplina (declinata quindi genericamente negli apprendimenti[2]); secondo l’art.2 sono oggetto della valutazione che “ha finalità formativa ed educativa, documenta lo sviluppo dell’identità personale e promuove di ciascuno in relazione alle acquisizioni di conoscenze, abilità e competenze, concorrendo al miglioramento degli apprendimenti e al successo formativo”, nel comma successivo si rimarca il binomio finalizzandolo alla maturazione dei Traguardi di Competenza.
Dobbiamo evidenziare che la valutazione formativa (per l’apprendimento), comprende i momenti della didattica e si realizza attraverso processi tassonomicamente definiti, legati a processi cognitivi e obiettivi di apprendimento che nel testo sbiadiscono per non dire scompaiono[3].
In attesa di Linee Guida che ci aspettiamo essere definite e curate, auspichiamo che la loro funzione venga ridefinita anche alla luce della riforma delle Indicazioni Nazionali in atto perché il rischio di ricadere in una valutazione sommativa disciplinare, a discrezione del docente (e quindi parziale), è molto elevato.
Il processo di apprendimento non è una sommatoria di nozioni quantificabili (in questo caso sarebbe semplice) ma un costrutto complesso che senza riferimenti adeguati non riesce ad essere rilevato ed anzi rivela una didattica mortificata.
L’obiettivo era lo scheletro dell’impianto della 172, ora il corpo appare vulnerabile, queste alcune conseguenze che potrebbero insorgere:
- L’insegnante lavora individualmente senza agganciarsi al curriculo dell’Istituto (La valutazione in itinere resta espressa nelle forme che il docente ritiene opportune) in un’interpretazione che non tiene conto della seconda parte dell’articolo 3.5 (forme che restituiscano agli alunni, in modo pienamente comprensibile, il livello di padronanza dei contenuti verificati, in conformità con i criteri e le modalità definiti dal Collegio dei docenti e inseriti nel PTOF).
- L’insegnante assegna il giudizio sintetico anche in itinere e poi rendiconta la media.
Entrambe sono prassi estremamente dannose le Istituzioni scolastiche hanno il dovere di presidiare le conquiste degli ultimi anni per non umiliare la professionalità docente.
Emergono dubbi e perplessità che non aiutano la divulgazione alle famiglie come espresso nel art. 3.4, era chiaro il desiderio di semplificare una costituzione rigorosa e puntuale, forse perché scritta da un team di professionisti della scuola.
L’allegato A è una griglia valutativa che declina il giudizio sintetico attraverso i parametri di complessità, consapevolezza, utilizzo e manifestazione che a questo punto sembrano sostituire le dimensioni… insomma, il rischio di buttare il bambino con l’acqua sporca c’è.
L’importante è rimanere focalizzato sull’alunno e non lavorare utilizzando il giudizio sintetico come metro di paragone tra alunni stilando una classifica che annulla nei fatti ciò che si era valutato durante l’anno.
La valutazione in itinere non prevede l’utilizzazione dei livelli così come sono sconsigliatissimi i giudizi sintetici proprio perché rischiano di trasformare in soggetto quello che è uno strumento e in oggetto l’alunno che vogliamo osservare.
È importante ricordare che la valutazione deve assumere una valenza INDIVIDUALE e non essere strumento di classificazione, ovverossia non dobbiamo giudicare gli allievi partendo dal giudizio ma assegnarlo individualmente legandolo ai livelli di partenza, alle aspettative attese, ai progressi di ognuno.
In sostanza possiamo auspicare che il lavoro del docente fatto negli ultimi tempi rimanga invariato e che cambi la conclusione,
Il rischio è quello di trasformare la valutazione in itinere[4] in sterili giudizi sintetici risultato di verifiche massive e sommative sganciando l’obiettivo e rendendo tutto il lavoro di osservazione inutile o sterile (e sterilizzando di fatto i progressi degli allievi e il lavoro dell’equipe pedagogica).
Come stabiliscono le IN, “le verifiche intermedie e le valutazioni periodiche e finali devono essere coerenti con gli obiettivi e i traguardi previsti dalle indicazioni e declinati nel curricolo… [essi] rappresentano dei riferimenti ineludibili per gli insegnanti, indicano piste culturali e didattiche da percorrere e aiutano a finalizzare l’azione educativa allo sviluppo integrale dell’allievo” in questo senso le IN costituiscono il documento di riferimento principale per individuare e definire il repertorio degli obiettivi di apprendimento, oggetto della valutazione periodica di ciascun alunno.
Le valutazioni “in itinere”, le loro modalità pratiche restano comunque affidate agli insegnanti perché esse, e le relative prove, sono, per così dire, una parte del processo quotidiano di raccolta degli elementi che conducono alle valutazioni periodiche e finali, sono “appunti di viaggio”, per gli insegnanti, gli alunni, i genitori, che danno conto innanzitutto del progresso negli apprendimenti, ma che consentono, altresì, agli stessi insegnanti di rimodulare la propria attività e di progettare i momenti di individualizzazione e personalizzazione che sono strumenti preposti al successo formativo delle classi a loro affidate ma non devono diventare uno strumento utilizzato impropriamente.
Ed il rischio c’è.
Quindi il mio consiglio per il secondo quadrimestre è continuare in continuità con il recente passato, lavorando con criterio quindi appoggiandosi agli obiettivi prescelti e valutandoli con il giudizio descrittivo imperniato sulle dimensioni, come sappiamo oramai fare bene, il cambiare destabilizzerebbe il nostro lavoro ma ancor più i genitori!
Alla fine dell’anno partendo dalla valutazione data con criteri pedagogici faremo la “riduzione” del livello a giudizio sintetico cercando di mantenere lo sguardo sul progresso del singolo, evitando di fare paragoni o gruppi di livello (inficerebbe tutto il lavoro svolto).
[1] Che precedentemente era legata agli obiettivi del curricolo
[2] Una sintesi che appare poco sostenibile, vediamo come sarà risolta dal legislatore
[3] Art.3, c.3: 3. Le istituzioni scolastiche possono riportare nel documento di valutazione i principali obiettivi di apprendimento previsti dal curricolo di istituto per ciascuna disciplina.
[4] che prevede la progettazione e l’osservazione di criteri ed aspettative attese desunte da una selezione di obiettivi mirati che definiscono quadri di riferimento precisi, assicurando omogeneità e trasparenza
