CHI REGALA UN SORRISO AD UN BAMBINO VEDE IL SOLE STRACCIARE LE NUVOLE

Valutare quando.

Posted by

·

, , , , ,

Il dibattito sulla valutazione risente di un pregiudizio, una distopia iniziale che pregiudica l’effettiva comprensione delle dinamiche complesse legate alla valutazione.

In tante formazioni mi sono confrontato con una maggioranza di colleghi che ritengono la valutazione l’atto finale del processo educativo, la conclusione dell’azione didattica: giudico per assegnare un valore agli apprendimenti che ho somministrato.

Spesso questo processo è figlio di una compartimentazione delle conoscenze, una frammentazione disciplinare che considera gli apprendimenti come consequenziali e lineari (se non hai imparato le Marche non puoi affrontare l’Olanda, se non hai fatto i Romani non puoi fare al seconda guerra mondiale.

Questo vincolo temporale o se vogliamo ordinale non ha però giustificazioni epistemologiche, è una prassi che ci consegna ad una scuola codificata da tempo e che vogliamo perpetuare senza coglierne la ruggine (mentre OCSE ci dice che è proprio marcia).

L’ accezione di cui sopra, la valutazione come assolutamente conclusiva del processo di apprendimento (“ma tanto poi in pagella cosa devo mettere?”, “come dò consistenza alle conoscenze che ho promosso?”, “come posso motivare alla riuscita, se non metto una gratificazione finale’), sostanzia quindi una visione prevalentemente addestrativa che manca evidentemente di interesse per il percorso di crescita del discente che viene lasciato al libero arbitrio (studia o viene obbligato a studiare, compensa o studia privatamente) in attesa di esiti migliori e in balia del mercato (che compensa alle volte ma solo chi ha del denaro da spenderci):è in questa scuola che vediamo genitori affannarsi alla ricerca di ripetizioni e di centri per il recupero, è questa la scuola selettiva e classista, una scuola che si arrende, impotente, di fronte alle necessità e ai bisogni dei nostri ragazzi.

Una scuola abbandonata che alla “patria” richiama l’impotenza appresa, la rassegnazione nei confronti dell’ineludibile oblio.

La valutazione in un contesto del genere a cosa serve?

In che motivo ha influito nelle disastrose prestazioni della nostra scuola (cit. dati OSCE)?

Lascio a Voi la risposta per me pleonastica.

Sappiamo oramai con certezza dagli studi pedagogici, neuropedagogici e dagli apporti della scienza dell’ultimo trentennio che la valutazione non è solamente la ciliegina sulla torta, la valutazione infatti “precede, accompagna e segue” tutti i processi di apprendimento, le nostre Indicazioni Nazionali lo indicano chiaramente.

Un pensiero chiaro ma non per tutti, ancora oggi molti docenti non lo conoscono e purtroppo anche i Ministri tendono ad ignorarlo.

La valutazione esiste anche DURANTE il processo cognitivo e di apprendimento, è nominata come “in itinere” dai professionisti del caso e si identifica con una serie di dispositivi, progetti e sfide che tendono a stimolare individualmente e personalmente le risorse di ogni ragazzo.

Una tensione che richiede progettazione, strutturazione attraverso una nomenclatura di aspettative attese e una cura sistematica e particolareggiata verso l’agito ma anche nell’implicito.

L’OSSERVAZIONE in questa fase è decisiva: siamo nella parte nevralgica del processo apprenditivo, nel”momentum”: siamo il chirurgo nella sala operatoria mentre decide della sorte del suo paziente; eppure tendiamo ad eluderla come un qualsiasi dottorino che si limita a constatare lo stato di salute o di malattia del suo paziente, lasciando le cure del caso ad altri.

Nel sito trovate le declinazioni della Valutazione, i suoi momenti nella progettazione, nell’osservazione e nella certificazione con slide, video, relazioni e pratica didattica.

Buona lettura.

Scopri di più da GIULIO DE VIVO

Scrivi la tua mail se vuoi ricevere gli aggiornamenti, altrimenti continua.

Continua a leggere