La dedizione è una caratteristica che accomuna i docenti di un certo tipo, si ascrive preferibilmente ai maestri per la pazienza che spesso devono allenare per sopportare situazioni sempre meno credibili e paradossali.
Ce la teniamo stretta come patrimonio condiviso.
E’ una caratteristica che viene bullizzata nella società di oggi: il ruolo dell’insegnante è stato svilito da campagne denigratorie di decenni, penso a Moratti, Brunetta e Gelmini che ci configuravano come parassiti, impiegati fantozziani da tre mesi di vacanza all’anno, che lavorano mezza giornata e vanno in malattia per uno starnuto o per andare alle terme…
Il periodo del Covid e la resilienza del corpo docente (quanti sforzi e sacrifici sono stati fatti…) non è servito a confutare la cattiva credenza, d’altronde come poteva farlo se non è accaduto neanche a medici ed infermieri (eroici)?
Una sorte parallela.
Entrambe le professioni PUBBLICHE arginavano un bene comune dall’assalto del MERCATO.
La sanità è stata sbrindellata per favorire cliniche private che stanno drenando tutte le risorse pubbliche mentre 4 milioni di italiani rinunciano alle cure perché non hanno le possibilità economiche…
Nella scuola pubblica ingenti risorse vengono destinate alle scuole di culto/private (alla faccia della Costituzione) a detrimento della Scuola Pubblica ridotta all’elemosina (contributo “volontario”).
Una scelta di campo (c’è chi lo preferisce allagato piuttosto che lavorato), d’altronde il mercato si sfama di bisogni e se non li alimenti, se non crei la necessità, come fai a lucrare?
Apriamo quindi scuole private e confessionali, centri di manutenzione (aiuto compiti) o di assistenza (BES, dislessia, disprassia) che per ogni figlio c’è un portafoglio (sono apertissimi anche quelli degli avvocati)…
Strizziamo l’occhio al privato che il pubblico è solo il posto fisso (senza fare troppo caso ad Alitalia, FFSS, SIP, Autostrade…), tagliamo pure ciò che è di tutti per favorire quello che potrebbe essere di qualcuno.
W l’Itaglia.
E chissenefrega se il paese sprofonda nella barbarie.
