CHI REGALA UN SORRISO AD UN BAMBINO VEDE IL SOLE STRACCIARE LE NUVOLE

Nessuno mi può giudicar…

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Diamo parola alla competenza

Scrivo un messaggio arrivatomi direttamente dalla COMPETENZA che, dopo anni di luce e di amorevoli cure, rischia di tornare nell’oblio proprio perché chi sovraintende il sistema scolastico ne è privo!

La competenza si misura con prove e verifiche sommative?

Le verifiche standard riescono a rilevare PROTOAPPRENDIMENTI, apprendimenti di livello basico: nozioni, sostanzialmente dati, che richiedono l’innesco di processi mnemonici anziché cognitivi (Anderson and Krathwohl
Bloom’s Taxonomy Revised
).

Possiamo affermare con assoluta certezza che valutazione degli apprendimenti e i test massivi, soprattutto se fatti contestualmente a tutta la classe, non si sposano con la competenza ma rilevano quantità di nozioni apprese!

La competenza richiede osservazione?

Per rilevare le competenze ci si deve dotare di strumenti diversificati che possano rivelare lo sviluppo della competenza ma non basta… Questo perché sono apprendimenti con una strutturazione più complessa, che richiedono processi cognitivi di livello superiore che non vengono intercettati da semplici test (neanche INVALSI riesce compiutamente).

Bisogna saper PROGETTARE in funzione di OBIETTIVI DI APPRENDIMENTO definiti, scegliere CRITERI (ASPETTATIVE ATTESE) che li possano evidenziare ed OSSERVARE in maniera accurata e sistematica il loro manifestarsi.

Possiamo affermare con assoluta certezza che la valutazione per gli apprendimenti per operare correttamente necessita di… competenza!

Che scopo hanno voti e giudizi?

Voti e giudizi servono a quantificare la permanenza di nozioni, il loro responso non fornisce elementi utili al miglioramento o allo sviluppo di abilità/capacità diversamente dal FEEDBACK che un insegnante può fornire a seguito di una puntuale osservazione.

Sono baluardi di una concezione dell’istruzione come addestramento, ammaestramento con il docente che impartisce nozioni e l’allievo che incamera come fosse un cassonetto.

Se ci pensiamo è una concezione antica, già superata nel nostro dopoguerra ma che oggi si ritiene funzionale a scopo propagandistico/semplicistico (va di moda in questi tempi il si stava bene quando c’era lui…), è una visione della scuola di chi con la scuola non ha più a che fare da tanto tempo, che pensa che il futuro sia un ricordo (di telefoni a gettone, piuttosto che di disciplina ferrea…), che basti cancellare il nuovo per sopravvivere alla modernità.

La scuola italiana, i docenti appassionati, non solo della primaria, si sono investiti della responsabilità di cambiarla attraverso la messa in discussione dei dispositivi didattici attraverso la valutazione; lo hanno fatto attraverso anni di studio e di formazione, elaborando pratiche e riflettendo sulle prospettive metodologiche.

Questo repentino, immotivato, autistico colpo di mano (nessun docente è stato chiamato a testimoniare la propria scuola) è una violenta mortificazione per ogni docente appassionato e per ogni studente che merita una scuola “votata” sì, ma solo al futuro!

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