CHI REGALA UN SORRISO AD UN BAMBINO VEDE IL SOLE STRACCIARE LE NUVOLE

Aforismi senza… voto

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“La scuola la vorrei senza pagelle e con tante cordiali chiacchiere con i genitori, perché, alla fine, invece di una bella pagella, si abbia un bel ragazzo, cioè un ragazzo libero, sincero, migliore comunque”. Mario Lodi.

La nostra scuola cammina col mondo, non rimane ferma a guardarlo.

Se la vita fosse una gara a chi arriva primo, per il più bello o al più facoltoso la scuola dovrebbe selezionare, catalogare, eliminare tutti gli altri.

La scuola non è fatta per i soli, coloro che hanno avversione anche per il numero due, per chi non teme la sconfitta.

La scuola non ama esclusivamente i vincitori ma premia i vincenti: coloro che sanno condividere la gioia, la crescita ed il successo. Se non è Insieme non è niente.

La scuola è di tutti. La scuola è per tutti.

Viviamo una realtà frastornante, una dimensione confusionaria di solitudini malcelate, una società di adulti che vivono nella dimensione individuale l’esistenza, i nostri bambini non si riconoscono in essa.

La scuola è una diversa dimensione, può fare diventare la nostra società un insieme umano, una dimensione che valorizza la diversità come ricchezza aggiunta in un caleidoscopio di talenti ed interessi.

Vogliamo progettare la nostra scuola su criteri opposti al profitto e all’opportunità, l’esistenza umana si brucia in fretta, è troppo importante, sarebbe vuota anche se ricolma di trofei (ma senza affetti).

Il profitto (anche scolastico) genera emarginazione, l’emarginazione spegne le aspirazioni, i sogni e le ricchezze interiori di chi viene escluso.

Pensiamo scuola per ogni individuo nella sua interezza, in ognuno dei suoi aspetti ambientali, costitutivi, fisici, psicologici e spirituali e perciò accolta e valorizzata nella sua originalità;

Educare (e-ducere) significa infatti “sviluppare”, “far emergere” dalla persona quelle doti e quelle potenzialità che aspettano di manifestarsi.

Le attuali teorie scientifiche confermano che le forme di intelligenza sono numerose, diverse e cangianti.

Un processo educativo è tale se l’individuo possa esprimere ciò che è, la sua essenza, la ragion d’essere della propria esistenza.

Opposta al solitario individualismo è la relazione, vitale connubio tra le persone.

L’empatia di un rapporto è il fondamento del processo educativo e di crescita, motore e anima di uno sviluppo che tende agli altri e non si richiude in sè. La relazione interpersonale è la premessa indispensabile (ma non scontata), un primo indispensabile obiettivo e basilare strumento di crescita interpersonale.

La scuola appare reale e vera solo se è una integrazione di ogni individuo nella scuola.

L’approccio moderno deprivato di concreta e sana relazione camuffa l’indottrinamento in educazione, pesa nozioni e non concetti, algoritmi e non realtà. I soli contenuti deprivati di realtà divengono erudizioni da quiz televisivo per mostrar qualcosa di apparente di sé. Una falsa e vuota competizione senza traguardo se non l’isolamento e l’emarginazione.

La scuola promuove l’individuo, il suo impegno a sviluppare tutte le potenzialità, i talenti, le competenze e le passioni.

Ogni alunno è risorsa per sé stesso, se l’alunno è in difficoltà è una risorsa anche per gli altri.

La scuola è uguale per tutti, è la possibilità, per ognuno, di crescere in un luogo amorevole e piacevole scegliendo un percorso che possa liberare indole ed anima.

Non esiste una valutazione uguale per tutti, essendo ognuno di noi diverso: sarebbe come cronometrare in piscina un calciatore o mettere su un ring una danzatrice. Quale spirito di competizione nasce se non esiste la competizione?

La valutazione appare costruttiva se è tarata sul personale percorso di ognuno: individualmente possiamo analizzare la strada intrapresa, costruire ponti per superare ostacoli o cercare pianificare un futuro rispettoso della propria identità.

La valutazione richiede ci sia sintonia e condivisione negli occhi di chi deve valutare.

L’insegnante è in essenza un educatore, maestro di vita. Porta il suo esempio in cammino con i suoi alunni, nel cammino si muove con autorevolezza e mai con autorità.

La classe è luogo di lavoro condiviso di grandi e piccini.

La scuola deve ritornare ad essere motore di una società nuova, per fare ciò deve avere la fiducia e la fattiva collaborazione dei genitori che completano ogni processo di crescita.

La scuola propone menù con un ingrediente speciale ed unico: il gusto di imparare.

La scuola senza voti ha una valutazione approfondita e complessa (non si giudica il prodotto di una sterile prova ma una persona, in un momento della propria esistenza (e le mille variabili), in un contesto di un gruppo attivo e con sollecitazioni varie e diverse.

La competizione annulla la collaborazione; l’individualismo cancella il rapporto umano, nega la condivisione.

La gara a primeggiare nega lo sviluppo della personalità favorendo ansia e mancata autostima (il 40% dei nostri adolescenti soffre di attacchi di panico, quando crescono poi si dovrebbero confrontare con il mondo del lavoro che non c’è).

Integrazione è l’opposto di competizione come isolamento lo è di condivisione.

Chi fa da sé… vorrebbe farlo con altri.

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