Pensieri dopo l’ennesimo fortunato incontro con Elisabetta Nigris e Cristiano Corsini a “Non sono un voto”
Sono appena state consegnate le cosiddette pagelle, il documento di valutazione che testimonia il modo di lavorare di un team, di una scuola, di un Istituto.
Guardatelo attraverso, cercate la sua filigrana.
Se in quel documento intravedete una presunta oggettività, l’intervento massivo della matematica, una didattica determinata dalle verifiche e da “devalutazioni” forse vostro figlio è nel posto sbagliato.
Chiamo “devalutazioni” (in altri articoli “minus valutazioni”) quei guidizi/voti che nascono dalle verifiche in cui viene assegnato un punteggio che risente dell’errore nella prestazione: assegnano un malus ad ogni errore.
Questa modalità porta l’allievo a riprodurre acriticamente ciò che l’insegnante ha impartito, l’obiettivo è evitare l’errore, Enzo Tortora ci rifarebbe la trasmissione Portobello (visto che di trasmissione di conoscenze si tratta!), annientano la creatività e lo spirito euristico.
L’errore è uno STIGMA, un marchio a cui viene assegnato un grande potere, un muro che si ingrandisce un mattoncino alla volta a furia di sgorbi rossi e blu.
Un muro contro cui si vanno a frangere gli allievi più fragili, i più bisognosi di sostegno, coloro che durante una prova non si sentono all’altezza e maturano ansia e addirittura panico.
Ecco alcuni direbbero che “la scuola deve abituare i ragazzi a queste frustrazioni“!
Ma non tengono conto che la verifica spesso (soprattutto nella scuola addestrativa) è il risultato finale di una serie di conoscenze impartite, è il risultato della partita giocata: segnalare solo gli sbagli che hanno condotto alla sconfitta difficilmente apporta miglioramenti (lo fa solo quando lo sbaglio è lieve, una piccola abrasione… se la ferita è grave non si cura da sola).
Per migliorare bisogna utilizzare quegli spunti e implementare la qualità degli allenamenti, allora si che i nostri giocatori potrebbero vincerla quella partita!
Io sono fortunato, insieme ai miei colleghi, ho vinto il campionato questo anno! Abbiamo una squadra…fortissimi!!!
Perché non abbiamo valutato solo la prestazione ma ci siamo concentrati sul processo che l’ha generata cercando di curarne i dettagli, proponendo apprendimenti in modalità diversificate e accattivanti. Ci siamo divertiti tanto che non vediamo l’ora di ricominciare (e di conseguenza si sono divertiti, faticando moltissimo, anche i nostri “giocatori”)!
Lavorare sui processi consente anche di condividere gli stili cognitivi dei ragazzi e quindi ci consente di operare in modo sinergico e cooperativo tanto da dare un valore alle particolarità di ognuno, di svilupparne davvero il talento anche attraverso l’autovalutazione (anche in un classe prima della primaria)!
E’ così che facciamo sentire ai ragazzi un vero e proprio apprezzamento, una stima!, che diamo forza alla loro peculiarità in un contesto collettivo, in cui le nostre capacità diventano patrimonio di tutti.
E allora che la scuola sia stima e non stigma!!!
