Una consuetudine, una prassi comune nella matematica del primo anno è quella di presentare fin da subito la LINEA DEI NUMERI.
Ne ho sempre contestato la validità, da un punto di vista epistemologico credo sia una misconcezione, un invasione di campo dell’addestramento linguistico.
In questo sito spiego il perché, qui provo in poche righe a fare una sintesi, tenendo in considerazione che uso l’ ORDINE POSIZIONALE DELLE CIFRE come perno e fondamento della didattica.
Per l’ordine posizione delle cifre le grandezze sono distribuite da destra verso sinistra, leggiamo e conteggiamo in colonna inserendo i valori maggiori a sinistra (esempio 1532 è la declinazione di uk, h, da, u).
Quando presentiamo la linea dei numeri ci facciamo suggerire dalle parole il suo orientamento, presentiamo i primi numeri come fossero parole, infatti lo ZERO (il principio, la partenza del conteggio progressivo) viene posto a SINISTRA con un ordinamento degli ordini di grandezza inverso (u, da…).
Questo implica un successivo e complesso passaggio metacognitivo, il RIBALTAMENTO DELL’ASSE (in questo caso la linea dei numeri nel passaggio alle operazioni in colonna se vogliamo proseguire il ragionamento seguendo la tecnica in uso).
Un’operazione estremamente complessa soprattutto per chi in questa prima fase di esperienze scolastiche non ha ancora dimestichezza con spazi e lateralizzazione (se non addirittura problemi di dislessia o di orientamento).
Immaginate se presentassimo le parole al contrario… Quanta fatica faremmo a leggere?
I dispositivi di apprendimento più sono coerenti più risultano efficaci (devono esserlo anche epistemologicamente).
In tanti anni di esperienza, questo accorgimento mi ha permesso di rendere naturale l’approccio con il calcolo e di ottenere tante soddisfazioni pur non usando alcun libro di testo che proseguono imperterriti con logiche di mercato e apprendimenti per lo più routinari/standardizzati.
Sul sito promesso di aggiornare il percorso di questo anno.
Nella foto la “stumblinea dei numeri” utilizzata questo anno.
