Pensieri fioriti dall’ascolto di Cinzia Mion
Merito, Meritocrazia e Società Meritocratica: sottigliezze che tagliano una società e che ammorbano un Ministero
Nella storia dell’umanità, il concetto di merito ha sempre svolto un ruolo cruciale nel determinare il successo individuale e il funzionamento della società nel suo complesso.
Il significato è profondamente cambiato grazie alla contaminazione della società protocapitalista che ha voluto individualizzare il successo spesso a prescindere dal contesto (decontestualizzandolo e quindi togliendone il merito): l’uomo fattosi da sé, l’imprenditore di sé stesso, il successo del personaggio a prescindere da qualsiasi vincolo morale o etico, sono stati il mantra del nuovo millennio: “Se li è meritati (i quattrini che ha guadagnato)”, questo è il protopensiero della massa che spesso ne invidia la scaltrezza o la spudoratezza.
La meritocrazia, come sistema basato sul merito, è spesso stata proposta come un’ideale via per garantire una distribuzione equa delle opportunità e delle ricompense in base al talento, al lavoro e al contributo individuale. Tuttavia, l’attuazione pratica di questo principio è spesso controversa e soggetta a critiche: se non si ha una reale emancipazione, se non tutti possono accedere sostanzialmente con le stesse modalità ai gradi di istruzione/educazione, come possiamo condividere situazioni di partenza eque?
come possiamo parlare di meritocrazia?
Esploriamo il concetto di merito, la sua relazione con la meritocrazia e le implicazioni di una società meritocratica.
Il Concetto di Merito
Il merito può essere definito come la combinazione di abilità, talento, impegno e risultati che un individuo porta a una determinata situazione o contesto.
Questo concetto implica un riconoscimento oggettivo e giusto delle capacità e delle realizzazioni di una persona, indipendentemente da fattori esterni come il background sociale, l’etnia o il sesso.
Rimane la dipendenza della relazione con in contesto che ne dovrebbe sostenere le ragioni: non ci sono meriti se non in un contesto sociale condiviso (le possibilità economiche non rappresentano un merito, né possono essere l’unico discrimine per certificarlo).
Il Merito è diventato la denominazione del nostro Ministero, dovrebbe essere quindi la leva per sostenere una reale lotta alle disuguaglianze; senza questo habitus l’atteggiamento di fondo diventerebbe discriminatorio: la parole merito servirebbe sono per fare selezione e discriminazione penalizzando in modo classista decisioni riguardanti l’occupazione, l’istruzione, la promozione e altre opportunità nella società.
Merito quindi ha un prodromico alleato l’emancipazione o se volete l’uguaglianza; il poter consentire a tutti le stesse condizioni di partenza.
La Meritocrazia
La meritocrazia è un sistema sociale in cui il successo e le ricompense sono distribuiti in base al merito individuale anziché alla classe sociale di appartenenza o ad altri fattori non meritocratici (vedi sopra).
In una società meritocratica, l’accesso alle opportunità e le ricompense sono assegnate in base al talento, alla competenza e all’impegno personale. Ciò implica che l’individuo deve essere valutato e ricompensato in base alle proprie capacità e al proprio lavoro scevro dalle catene, “dagli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese” (art.3 Costituzione).
Le implicazioni della Società Meritocratica
Una società quindi veramente meritocratica promette di essere giusta ed equa, offrendo opportunità uguali a tutti e ricompensando l’abilità e l’impegno individuali, tuttavia, questo di può realizzare solo a determinate condizioni:
- Disuguaglianze pregresse: Le disuguaglianze socio-economiche alla nascita possono influenzare significativamente le opportunità di successo di un individuo, inficiandone sostanzialmente lo sviluppo fin da subito; ad esempio, l’accesso a un’istruzione di qualità, alle risorse finanziarie e alle reti sociali può variare notevolmente precludendo esiti felici agli sfortunati meritevoli,
- Privilegio e discriminazione: Anche in un sistema meritocratico, le forme di privilegio e discriminazione possono persistere e influenzare le opportunità di successo. Il nepotismo, il favoritismo e altri pregiudizi possono ostacolare l’ascensione di individui meritevoli, mentre altri possono beneficiare di vantaggi non legati al merito.
- Stress e competizione eccessiva: In una società incentrata sulla competenza, la competizione per il successo può diventare estenuante e dannosa, in Italia l’equivoco sui termini ha già provocato innumerevoli conseguenze nefaste (ne scrivo spesso). Gli individui possono sentirsi costantemente sotto pressione per eccellere, nel farlo investono del tempo per penalizzare i possibili “avversari”.
- Disuguaglianza nei risultati di prestazione: Anche se la meritocrazia promette di distribuire ricompense in base al merito, in realtà le disuguaglianze di risultati persistono se non sono accompagnati da una lettura approfondita, una lettura superficiale e non competente risulta influenzata in modo determinante da fattori come la fortuna, il contesto socio-economico e le disparità strutturali.
Conclusioni
Il merito e la meritocrazia sono concetti che nel sentire comune sono corrotti, metastasizzati dal capitalismo imperante, rimangono fondamentali anche in senso negativo perché purtroppo influenzano il funzionamento della società ma anche la percezione di sè stessi nel contesto, inquinano l’ambiente rendendolo tossico.
La realizzazione pratica di una società meritocratica è complessa e soggetta a varie critiche e sfide che partono dal riconoscere le disuguaglianze esistenti e lavorare per mitigare gli ostacoli che impediscono a tutti di realizzare il proprio potenziale.
Mettere in luce i talenti e le abilità intrinseche di ogni individuo è dicotomico rispetto ad una formazione standardizzata e massificata (e mi ripeto, addestrativa) perché non ha la caratteristica dell’emancipazione: per poter consentire il fiorire delle abilità e delle competenze (indispensabili per essere meritevoli) dobbiamo individualizzare e personalizzare i processi di apprendimento e puntare ad una educazione cooperativa perché solo in un contesto, in un ambiente fatto di relazione il merito acquista un significato non certo a prescindere dal contesto.
Anni di berlusconismo da grattugiare, altro che voti!
