Questo articolo è scritto prevalentemente per i genitori dei bambini della scuola primaria a seguito dell’Ordinanza 172 che cambia anche il documento di valutazione (oltre al modo di fare scuola).
Inquadriamo innanzitutto la situazione facendo chiarezza su alcuni punti fondamentali: i livelli rappresentati in pagella non sono una conversione della media delle verifiche disciplinari effettuate durante l’anno (PS: non si devono usare i voti nè i livelli nelle verifiche in itinere), né il documento di valutazione restituisce assolutamente un giudizio di merito sulle prestazioni degli alunni (avanzato = 10, intermedio = 8, base =6, in via di prima acquisizione =4) ma uno “status” individuale rispetto all’obiettivo scelto dai docenti (ad esempio, per farla spicciola: nel percorso che porta al “Contare in senso progressivo e regressivo eseguendo semplici addizioni e sottrazioni” a che punto è Mario?).
Non vanno quindi fatti confronti tra compagni di classe o tra valutazioni come si era solito fare con le valutazioni semplicistiche numeriche (“il mio in matematica ha 8, il tuo?“), sarebbe fuorviante… ma vanno compresi i giudizi e vanno interpretati bene i livelli relativi agli obiettivi prescelti perché riescono a rendere una valutazione multidimensionale (in 4d!) che evidenzia i talenti e gli interessi di ogni alunno!
D’altronde dobbiamo rimarcare che è cambiato in ottica di competenza (di matrice comunitaria) è cambiato tutto l’impianto valutativo (la verifica delle competenze è in terza primaria e in quinta, per esempio), questa vera e propria rivoluzione coinvolge anche il documento che negli anni ponte diventa un documento legato inscindibilmente alla comunicazione piuttosto che alla certificazione.
La valutazione è individualizzata!
La pagella non rappresenta la rendicontazione dell’operato del docente né tantomeno vuole essere la risultante di ogni attività effettuata dagli allievi: l’elenco lunghissimo sarebbe un duplicato distorto dei quaderni e dei prodotti, i docenti infatti non misurano prestazioni somministrando verifiche ma colgono lo sviluppo dei processi di apprendimento attraverso osservazioni sistematiche e multidimensionali. Queste osservazioni puntuali restituiscono momenti espliciti ed impliciti; quando gli insegnanti le condividono, riescono ad avere un quadro complessivo fatto di sguardi che comprendono ogni alunno nelle diverse sfaccettature, nei diversi atteggiamenti.
Non è un caso se l’ordinanza parla di… DIMENSIONI.
Per capirla bisogna immaginarne la genesi. Gli insegnanti in sede di PROGETTAZIONE individuano un paio di obiettivi (fondamentali/essenziali) dal curricolo verticale della scuola (desunti dalle Indicazioni Nazionali) che siano significanti e rappresentativi della propria disciplina. Nelle proposte di apprendimento ogni docente individua dei criteri (ASPETTATIVE ATTESE) che possano consentirgli l’osservazione delle manifestazioni di apprendimento dei propri allievi, tenendo in considerazione che le osservazioni più significative spesso non sono quelle ratificate nello stesso momento da tutti (ognuno ha i suoi tempi) e che non si possono ottenere con unico strumento (ergo tempi dilatati e strumenti variegati).
Gli obiettivi scelti rivelano al docente i PROCESSI DI APPRENDIMENTO in relazione ai contenuti proposti e quindi una profondità di campo che nel tempo lungo consente di delineare capacitazioni, consapevolezza finanche competenza: un quadro vero e sincero ma anche solido perché costruito con una nutrita serie di diversificate indicazioni ma non compulsive (non ci occorrono tante rilevazioni insignificanti come spesso di tende a cercare con le verifiche ossessive).
In fase intermedia e poi in quella terminale, è semplice delineare lo stato dell’arte relativamente ad un percorso, mi ripeto, significativo ed esaustivo che non poteva essere autentico in precedenza perché contaminato dalla presunzione di dettagliare tutti i processi e gli apprendimenti in ogni momento con uno strumento inadeguato come il voto numerico (che non restituiva al docente informazioni adeguate ma soltanto alibi). Semplifico il concetto: a fronte di esami del sangue non chiari, il medico presume una diagnosi senza fare accertamenti ulteriori! La nuova valutazione prevede invece di intervenire con una… TAC (=osservazione multidimensionale)!
La pagella quindi esprime anche un giudizio di merito rispetto alla competenza del docente che in questi anni è portato all’approfondimento di alcune tematiche professionali che possono davvero fare la differenza in ottica di competenza e di emancipazione.
Di fondamentale importanza è la comunicazione (adeguata e chiara) con la famiglia che soprattutto nel giudizio deve poter rilevare l’essenza della crescita del proprio bambino rivelata con professionalità e competenza: in questa nuova ottica è proprio questo il documento che esprime la caratteristica di catalizzatore, funzione che isomorficamente nel lavoro quotidiano ha il feedback (piuttosto del numero).
Aggiungo inoltre che nel momento in cui l’insegnante ratifica nell’alunno uno status di sofferenza (PA, B) rispetto al percorso che lui stesso aveva designato, implicitamente si impegna a costruire strategie e dispositivi per consentire all’allievo di progredire! Una rivoluzione copernicana rispetto alla “scolastica” tradizionale in cui il voto/giudizio “insufficiente” consegna i ragazzi in difficoltà all’oblio o alle cure di qualche ripetizione privata…
In ogni caso, se avete delle perplessità, se il documento non è chiaro rivolgetevi con fiducia ai Vostri insegnanti, che Vi sapranno guidare in questa scuola nuova e più professionale!
Buona pagella allora!
