Uno dei problemi che attanaglia la scuola pubblica è circoscrivibile alla DISPERSIONE SCOLASTICA: l’11,5% i giovani tra 18 e 24 anni abbandonano la scuola prima del tempo nel nostro paese (dati del 2022), quasi 2 punti in più della media Ue che si attesta al 9,6%, solo 4 paesi fanno peggio di noi.
Le cause sono molteplici, tra queste rileviamo da una parte il divario sempre più marcato tra “due Italie” (nord e sud), dall’altro la mancata valorizzazione delle competenze dei ragazzi soffocate da una scuola addestrativa, anaffettiva, autoreferenziale e nozionistica. Gli stessi ragazzi ce lo hanno segnalato attraverso i canali istituzionali previsti (Consulte degli studenti), hanno fatto di più addirittura, avanzando proposte che l’allora Ministro Bianchi aveva fatto appena in tempo a raccogliere prima che fosse terminato il suo mandato, tra queste c’era una didattica diversa (metodologie euristiche e cooperative), la valutazione formativa (e l’autovalutazione), l’edilizia scolastica (anche questa ha un peso), un orientamento concepito in maniera differente… Importanti suggerimenti che andavano ascoltati.
Si è invece proceduto alla “Made in Italy” istituendo scuole di “avviamento professionale”, ammiccando a professionisti del mondo dell’impresa e destinando vagonate di risorse del PNRR a figure “nuove”, tutor e orientatori, che dovrebbero “concentrararsi principalmente sugli studenti con difficoltà di apprendimento, ma anche su coloro che hanno bisogno di motivazione per studiare e apprendere” con “l’obiettivo di accompagnare e assistere gli studenti nell’orientamento e nella scelta delle Scuole Superiori e delle Università“. Dovrebbero. Chiaramente non funziona (almeno così mi risulta).
I tutor non sono stati formati pedagogicamente, non intervengono nella metodologia e nella didattica, le risorse quindi si disperdono in adempimenti burocratici mentre la valutazione sommativa utilizzata in itinere continua a mietere vittime che si smarriscono tra scuola di prima, seconda e terza scelta (queste ultime prive di organici potenziati per sopperire ai trasferimenti in corso d’anno).
L’argomento sgomenta ma cerco di rimanere sintetico: il grossolano errore è stato non considerare che negli USR ci sono figure preposte che avrebbero potuto risolvere la questione con meno risorse, annodando reti con centri per l’impiego e “sponde” istituzionali (comunali, provinciali, regionali). Nelle Marche lo stavamo facendo con risultati gratificanti.
La situazione è destinata a peggiorare se consideriamo che la REGIONALIZZAZIONE (secessione mascherata da autonomia differenziata) marcherà ancora di più le differenze tra scuole settentrionali ricche di risorse e scuole del centro-sud che versano in pessime condizioni (alla faccia di don Milani).
Abbiamo cambiato la rubinetteria senza avere un goccio di acqua in più: le tubature fradice ed i condotti corrotti stanno disperdendo tutta l’acqua disponibile…
I ragazzi sono DIS-ORIENTATI e non hanno più fiducia nella scuola, che peraltro non se la merita se destina le risorse per operazioni di facciata: quelle stesse risorse DOVEVANO ESSERE ALLOCATE per consentire ai formatori in albo (già pronti) di fare sbocciare una scuola didatticamente e metodologicamente diversa attraverso l’Ordinanza 172: se la scuola non riesce a promuovere, intercettare, alimentare talento e creatività (patrimonio genetico della nostra nazione) cosa ci sta a fare?
La rigenerazione della scuola, grazie a formazioni nazionali diffuse, porta una pedagogia frutto di ricerche accademiche all’avanguardia, metodologie tese allo sviluppo delle competenze; ha certo tempi più lunghi e non “politici”, nel breve termine non porta consensi elettorali o sondaggi “di pancia” ma è l’unica soluzione che può stimolare professionalmente il corpo docente così variegato e sin troppo specializzato (al punto che rischia di diventare impiegatizio ed ammaestrato).
Laddove la formazione si era compiuta i risultati erano ottimi nonostante il breve tempo, questo ci dava conforto: nel lungo periodo, coinvolgendo la secondaria, avremmo avuto una scuola diversa, proiettata al futuro mentre abbacciava nella crescita i ragazzi.
Peccato: viviamo un paese che distrugge ciò che di buono con fatica ha creato e che preferisce sacrificare l’arrosto delle risorse europee in fumo per abbagliare qualche elettore sprovveduto di fronte ad operazioni improvvisate e sconclusionate, spesso deleterie (regionalizzazione, ritorno ai giudizi, scuole made in Italy…)
#ripensacivalditara c’è il rischio che alla fine il “merito” sia quello d’essere il peggiore.
