La conoscenza non è una sedimentazione di nozioni ma un costrutto multidimensionale che coinvolge processi complessi per questo tentare di semplificarli spesso diviene un esercizio di superficialità o, peggio, un utilizzo della scuola per interessi strumentali.
Parto da un assunto difficilmente contestabile per chiarire un primo concetto: LE VERIFICHE SOMMATIVE IN ITINERE, incarnate nel VOTO, riescono a rilevare e solo parzialmente l’acquisizione temporanea di nozioni di base e quindi si riferiscono ad apprendimenti monodimensionali (PROTO APPRENDIMENTI).
Se vogliamo rilevare competenze e rimanere nel quadro dell’Agenda 2030, ci dobbiamo addentrare in meccanismi più complessi e muoverci nei processi e tra apprendimenti di livello superiore (DEUTERO APPRENDIMENTI); questo implica competenza e professionalità che sono declinati nell’Ordinanza 172 (Indire e il Gruppo Ministeriale corroborato dall’Albo dei Formatori sono a disposizione delle scuole e dei docenti che si vogliono mettere al passo).
Chi intende la scuola come un customer care, un servizio all’utenza, si rivolge a genitori-clienti che vengono “fatti fessi”: accontentati nel migliore dei casi, abbandonati quando in presenza di problematiche (il bisogno genera business alla faccia di don Milani e di Mario Lodi, tra gli altri); allo stesso tempo vengono trascurate le reali esigenze di crescita dei bambini e quelle Istituzionali (emancipare, formare cittadini…).
Quando a strizzare l’occhio, sono personaggi che ne sanno poco di scuola, l’operazione rischia di essere molto pericolosa. MALA TEMPORA CURRUNT.
